‘esercizio di perdizione n°1’ is the first chapter of a body of work investigating the possibility of intentionally getting lost within a specific geographic area. Getting lost as a necessary condition — not as disorientation, but as a practice of self-knowledge and reconnection with space.
The series was made in the northern area of the Parco di San Rossore, Migliarino e Massaciuccoli, a protected nature reserve of 24,000 hectares that preserves one of the last lowland forests in Europe, having survived deforestation. Within a pre-established boundary — a safe but limited experience — getting lost becomes a pursuable condition for a return to our natural state.
Inspired by Franco La Cecla’s book Perdersi. L’uomo senza ambiente (Lost. Man Without an Environment):
”Getting lost means that between us and space there is not only a relationship of dominance. In primitive cultures, if you don’t get lost, you don’t grow up.”
The work consists of 80 photographs installed as a grid, a collection, a map: an open and openable archive. The installation has no fixed form: each display is a new selection of the 80 photographs, a new arrangement in space. The work adapts to the environment it encounters, like the walk that generated it. Selected and distributed with precise randomness, the photographs bring the viewer into contact with the explored area: towards a place that could be many, towards the visible and invisible forms of the wilderness, towards the state of things in nature. In reiterating recognised practices — walking, observing, photographing — the work renews the urgency of a dialogue between inner world and surrounding world. The forms thus held become subjects capable of speaking, of bearing witness. From walking to photography, every step is retraced, held, witnessed, listened to. The result is an invitation to follow, or to find one’s own way.

‘Esercizio di perdizione n°1’ è il primo capitolo di un corpus che indaga la possibilità di perdersi intenzionalmente all’interno di una determinata area geografica. Perdersi come condizione necessaria — non come smarrimento, ma come pratica di conoscenza e riconnessione con lo spazio.
La serie è realizzata nell’area settentrionale del Parco di San Rossore, Migliarino e Massaciuccoli, una riserva naturale protetta di 24.000 ettari che custodisce una delle ultime foreste planiziali d’Europa, sopravvissuta alla deforestazione. Entro un limite prestabilito — esperienza sicura ma limite — il perdersi diventa condizione perseguibile per un ritorno al nostro stato naturale.
Ispirato al libro di Franco La Cecla, Perdersi. L’uomo senza ambiente:
”Perdersi significa che tra noi e lo spazio non c’è solo un rapporto di dominio. Nelle culture primitive se uno non si perde non diventa grande.”
L’opera è costituita da 80 fotografie allestite in forma di casellario, collezione, mappa — archivio aperto ed apribile. L’installazione non ha forma fissa: ogni allestimento è una nuova selezione delle 80 fotografie, una nuova disposizione nello spazio. L’opera si plasma sull’ambiente che incontra, come il cammino che l’ha generata. Selezionate e distribuite con puntuale randomicità, le fotografie portano chi osserva a contatto con l’area esplorata: ad un luogo che potrebbe essere molti, alle forme visibili e non della macchia, allo stato delle cose in natura. Nel reiterare pratiche riconosciute — camminare, osservare, fotografare — il lavoro rinnova l’urgenza di un dialogo tra mondo interno e mondo circostante. Le forme così tenute diventano soggetti capaci di dire, testimoniare. Dal camminare alla fotografia, ogni passo si ripercorre, tiene, testimonia, ascolta. Il risultato è un invito a seguire, oppure a cercare sulla propria strada.